Riccardo Campa, David Orban e Roberto Manzocco & il transumanesimo su Radio Rai

Oggi è andata in onda un’intervista a Riccardo Campa, David Orban e Roberto Manzocco su EtaBeta, trasmissione di Radio Rai, oggi interamente dedicata al transumanesimo.

La trasmissione è ascoltabile da qui.

Biopolitics in the UK

Il 23 Maggio a Londra è stato presentato Biopolitics di Stefano Vaj a Londra, grazie ad un evento organizzato da Humanity+ Uk e dal Partito Transumanista Inglese.

Qui la presentazione della conferenza, mentre qui sotto il video della stessa.

Per chi volesse saperne di più in lingua italiana, il testo di Biopolitica è disponibile qui.

Life Extension, Crionica e Mind Uploading sulla RSI (TV Svizzera italiana)

Il 22 Marzo sulla Tv Svizzera LA 1 in lingua italiana, è stato trasmesso un documentario dal titolo “Ho deciso di diventare immortale” di Fulvio Bernasconi e con interviste ai principali protagonisti di questa nuova era di scoperte scientifiche.

Il documentario è visualizzabile qui.

Transumanesimo in pratica: intervista a Carlo De Donno

Riportiamo qui l’intervista di Carlo De Donno per il quotidiano on line Eccolanotiziaquotidiana.it. (link)

D- Il transumanesimo: La nuova futurologia scientifica

R – Non so se “futurologia” sia il termine più indicato a descrivere il transumanesimo. Con futurologia si intende un tentativo di prevedere il futuro dell’umanità, spesso usando approcci scientifici. Il transumanesimo, almeno per come la vedo io, non si ferma a fare previsioni, ma pone (o dovrebbe porre) il suo maggiore impegno nel dar forma al futuro dell’umanità. Ecco, noi abbiamo una parte attiva in questo processo, mentre i futurologi puri una parte passiva, da osservatori. Credo anche che le previsioni dei futurologi possano essere, in qualche modo, deleterie: per la persona comune il futuro è qualcosa che avverrà a prescindere dal ruolo che egli ricopre nella società. “Posso continuare a fumare, tanto tra qualche decennio si troverà la cura per il cancro”, oppure, “non c’è bisogno che mi impegni a studiare, ci sarà qualcun altro a creare tecnologie al posto mio”: temo che sia questo ciò che molti pensano dopo aver letto le previsioni dei futurologi. Non condanno il lavoro di queste persone, anzi, mostrare come può essere affascinante e sorprendente il futuro dell’umanità è necessario perché le coscienze si sveglino, ma credo che bisognerebbe fare più attenzione ai processi che ai risultati.

 D- Umanesimo, postumanesimo o addirittura un antiumanesimo? 

R – Io vedrò sempre il transumanesimo come un umanesimo perché pone l’umanità al centro della propria ricerca filosofica e scientifica. Vado oltre alle definizioni scolastiche delle varie correnti di pensiero elencate nella domanda. Forse il transumanesimo è la branca più concreta dell’umanesimo, volta al futuro e al presente, più che al passato. Dacché, non posso neanche rifiutare la definizione di “postumanesimo”: la natura dell’uomo sta cambiando e continuerà a mutare sempre più velocemente, è necessario rivedere il concetto stesso di “natura umana”, in modo che il futuro non ci travolga. Infine, non accetto che si definisca il transumanesimo come antiumanismo, perché sarei in contraddizione con quanto affermato precedentemente. 

 D- E l’anima, un residuo dell’evoluzione? 

R – Per ora non abbiamo risposta. Non posso dire che l’anima esiste come non posso dire che essa non esiste. Trovo gli ateisti che cercano in ogni modo di convincere il prossimo sulla non esistenza dell’anima stucchevoli quanto i “pescatori di uomini” cristiani. Dovremmo iniziare a capire che ognuno può pensarla come vuole, sin quando non danneggia gli altri. Da un punto di vista più tecnico, molti sperano che, dopo un esito positivo di BRAIN (Brain Research Through Advancing Innovative Neurotechnologies) e Human Brain Project, i due progetti internazionali che puntano a ricostruire una precisa simulazione del cervello umano su di un supporto digitale, si possano scoprire i principi della coscienza. Ma nulla è detto.

D- Arte transumanista anche?

R – Credo che sia fondamentale e che ci sia molta arte transumanista che non viene definita come tale. A parte i lavori di persone come Natasha Vita-More che dedicano la propria vita e la propria arte interamente al movimento, penso che molti altri artisti abbiamo raggiunto esiti “transumanisti”, forse inconsapevolmente. Prendiamo in considerazione l’ambito letterario: il cyberpunk. Chi è a conoscenza del genere può capirmi subito, l’immaginario cyberpunk è molto influenzato dalle idee transumaniste. Prendendo in considerazione un esempio non strettamente letterario: Deus Ex, il videogame, è forse il documento riguardante il transumanesimo più popolare al mondo. Io stesso mi avvicinai alle idee transumaniste, quando all’età di 11 anni giocai a Deus Ex. E’ una di quelle esperienze che segnano la vita. Si può parlare anche di musica transumanista: prendiamo in esempio la musica dei Boards of Canada, o i Radiohead di Kid A (giusto per citarne due), questa è la musica dell’uomo volto al futuro. Questo concetto, tuttavia, potrebbe essere allargato a tutta quella musica elettronica non soggetta alla banalità imperante del nostro tempo.

 D- Transumanesimo e politica? e.

R – Dipende da cosa s’intende per politica. Sono convinto che una presenza di transumanisti capaci nel Parlamento potrebbe dimostrarsi decisiva. In una situazione politica vergognosa come quella italiana, in cui non ci si mette d’accordo sulla legge elettorale, vedo improbabile, se non impossibile, che temi di stampo transumanista possano essere introdotti, se non da esponenti del movimento. Google guadagna sempre più potere sul web e la nostra privacy viene spesso intaccata, e siamo solo nel 2013. Di questo passo, il rischio più grosso che si corre è quello di essere impreparati. Spesso i transumanisti vengono accusati di essere dei folli “tecnofanatici”, quando poi siamo gli unici che esaminano a fondo le questioni etiche e sociali che emergono con l’avvento delle nuove tecnologie. Ancora una volta giochiamo un ruolo attivo, mentre la maggior parte dei critici non fa altro che lamentarsi, senza proporre nulla di costruttivo.

 D- E l’inquietante Singolarità … l’Intelligenza Artificiale senziente (dotata di Coscienza…) cosiddetta prevista da Kurzweil e altri?

R – Singolarità è molto più di questo, è forse qualcosa che l’umanità non potrebbe neanche concepire. Il dibattito sulla creazione di IA senzienti e più intelligenti dell’uomo è infuocato. La fantascienza ci ha mostrato quali possono essere i rischi di IA che si ribellano all’uomo. A mio avviso occorre concentrarsi di più sugli esseri umani, evitando di addentrarci in rischi enormi. Tuttavia, non mi sento avverso alla Singolarità, ma credo che debbano essere valutati i rischi che essa comporterebbe. Come non mi stancherò mai di ripetere, occorre essere pronti, e io di gente pronta ne vedo poca.

 a c. di RobyGuerra rubrica Transumanesimo

Carlo De Donno, studente di ingegneria biomedica al Politecnico di Milano, ha scritto articoli per il blog dell’Associazione Transumanisti Italiani e per ImmortalLife.

 

INFO:

www.transumanisti.wordpress.com

facebook.com/carlo.dedonno

Twitter: @carlodedonno 

Il grafene potrebbe essere tossico per gli esseri umani

Il grafene, il nanomateriale miracoloso spesso solo un atomo, potrebbe risultare tossico per gli esseri umani. E’ uno studio della Brown University (link) a provarlo, dimostrando che i timori di molti studiosi erano fondati. La notizia potrebbe essere un duro colpo, il grafene, infatti, era stato indicato come il miglior materiale utilizzabile per sostituire il silicio in numerosi componenti elettronici.

Le vittime del grafene potranno essere sia i consumatori che i produttori, le polveri sottilissime di questo materiale “bidimensionale” possono causare gravi danni ai tessuti biologici, infatti il nostro sistema respiratorio non sarebbe in grado di filtrarle.

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Cito qui Tom’s Hardware:

 

Secondo questa nuova ricerca (PDF) però i frammenti di grafene possono penetrare nelle cellule (non solo quelle umane) e comprometterne la funzionalità. Se questa possibilità era già nota in passato, la novità è che gli scienziati della Brown hanno preso in considerazione frammenti dai bordi frastagliati che, nelle simulazioni al computer, si erano rivelati meno pericolosi.

I ricercatori hanno sperimento gli effetti dei frammenti di grafene su tessuti umani (polmoni, pelle, cellule immunitarie), vedendo al microscopio come il materiale miracoloso penetrava nelle cellule, che ne inglobavano pezzi grandi anche dieci micrometri.

 

La notizia è come una doccia fredda per il mondo della tecnologia, si spera che ingegneri e scienziati trovino al più presto dei metodi per rendere il grafene più sicuro, e far sì che non diventi il “nuovo” amianto.

Carlo De Donno

Oltre l’Olocene: l’Antropocene

Forse non abbiamo ancora un ruolo centrale nell’universo, siamo ancora punti infinitesimali che si sforzano per raggiungere l’infinito. Ma la Terra è stata e continua ad essere drasticamente influenzata dalle attività umane, l’uomo ha dettato la nascita di una nuova era geologica.

Antropocene è infatti il nome proposto per un nuovo periodo geologico (probabilmente un’epoca) che presto potrebbe essere accettato ufficialmente nella Scala dei Tempi Geologici. La linea di confine tra Antropocene e Olocene (l’epoca geologica, per ora, più recente) dovrebbe essere fissata tra la fine del Settecento e gli anni 50 del Novecento. Nonostante questo intervallo ampio più di un secolo, la frontiera tra le due epoche sarebbe la meglio definita e fissata nella Scala dei Tempi Geologici, quelle tra le precedenti epoche o ere, infatti, cadono in intervalli molto più ampi.

Il termine Antropocene è stato coniato dal chimico olandese Paul Crutzen, cito qui un particolare aneddoto da National Geographic:

Un giorno lo scienziato, vincitore di un premio Nobel grazie alle scoperte sulla decomposizione dello strato dell’ozono, partecipava a un convegno scientifico. Il relatore continuava a riferirsi all’Olocene, l’epoca iniziata alla fine dell’ultima glaciazione, 11.500 anni fa, e ancora in corso, almeno ufficialmente. Crutzen ricorda di non essere riuscito a trattenersi: «Basta, dissi, non siamo più nell’Olocene, siamo entrati nell’Antropocene. In sala calò il silenzio». Nella successiva pausa caffè, i congressisti non parlavano d’altro. Ci fu chi suggerì a Crutzen di brevettare il suo neologismo. 

Non dobbiamo aspettarci certo che questo mera modifica nel sistema della nomenclatura geologica apporti qualche cambiamento nelle nostre vite; però ci aiuta a capire come il nostro impatto sul pianeta che ci ospita sia diventato così radicale da aver spinto gli studiosi a proporre un’epoca dell’uomo.

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L’Antropocene si distingue dall’epoca precedente per l’aumento dei tassi di diossido di carbonio e altri gas serra nell’atmosfera, provocato dallo sfruttamento di combustibili fossili per ottenere energia utile a mettere in moto le nostre industrie. Una data che si potrebbe proporre è quella del 1784, l’anno in cui James Watt inventò la macchina a vapore, perno della prima rivoluzione industriale. Dai tassi in aumento di queste sostanze viene poi il, probabile, riscaldamento globale. Inoltre, l’Antropocene sarebbe caratterizzato anche dalla crescita di radiazioni causate dai test nucleari di USA e URSS negli anni della Guerra Fredda. 

Tuttavia, l’impatto della specie umana non si ferma qui: occupiamo terre modificandole per adattarle meglio a noi, deviamo i corsi d’acqua e creiamo bacini artificiali, abbiamo sintetizzato prodotti chimici non esistenti in natura (vedi: plastica), abbiamo arricchito la tavola periodica degli elementi, ma anche causato estinzioni di massa.

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(Città del Messico, Fotografia di Pablo López Luz)

 

La geologia ci fa capire qualcosa: siamo importanti, forti, determinanti. Molto spesso religioni, filosofi, studiosi cercano di ridurre l’umanità ad un granello di sabbia, ma sarebbe ora che il genere umano prendesse coscienza di ciò che è capace e di ciò cui può ambire; e vedere ciò che abbiamo costruito, modificato, anche distrutto fino ad ora può essere di grande aiuto.

 

Carlo De Donno

DARPA e Boston Dynamics svelano ATLAS: il più avanzato robot umanoide mai realizzato

C’era un tempo in cui Terminator poteva essere definito un film di fantascienza. Quel tempo è definitivamente finito. DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) e Boston Dynamics dopo anni di lavoro presentato finalmente ATLAS, il quale, preceduto da BigDog e Petman, è oggi il robot umanoide più avanzato mai messo a punto.

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ATLAS è alto 188 cm e pesa 150 kg; dotato di 28 giunture idrauliche è capace di compiere la maggior parte dei movimenti di un essere umano. La sua testa è munita di LIDAR, che, grazie ad un laser, permette di misurare le distanze (lo stesso principio adottato per la Google Car), e di visione stereo. Un computer di bordo permette di controllarlo remotamente.

 

I movimenti di ATLAS sono incredibilmente simili a quelli di un essere umano: è dotato di un equilibro impressionante per un robot di tali dimensioni, ed è, inoltre, capace di superare ostacoli, salire per delle scale, ecc. 

Ad ATLAS manca però un cervello. La DARPA ha lanciato un concorso cui stanno partecipando già almeno una dozzina di team, in modo da vedere chi riesce a creare la miglior IA per il robot. I vincitori saranno ricompensati dalla DARPA con l’ingente somma di 2 milioni di dollari.

Per il momento non si pensa di dotare ATLAS di una intelligenza autonoma, infatti, il suo compito principale sarà quello di supportare i militari nelle operazioni di soccorso, evitando così di esporre degli uomini a seri rischi. Tuttavia, è difficile escludere che in futuro robot come ATLAS non vengano impiegati in operazioni belliche, i fondi più sostanziosi per la ricerca nel campo della robotica vengono appunto dalla Difesa o da agenzie militari.

Vedere una montagna di ferro come ATLAS correre difficilmente lascia indifferenti. Gli avanzamenti della robotica sono l’ennesima prova che siamo al varco di un’era ancor più radicalmente influenzata dalle macchine e dalla tecnologia.

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