Due opinioni difformi sulla sentenza Youtube. Chi ha ragione?

La sentenza di condanna a pene detentive dei dirigenti di Google (Youtube), per violazione del diritto alla privacy, ha aperto una vasta discussione in rete e in altri ambienti. Sarebbe il caso di parlarne anche qui. Per iniziare, registro due opinioni opposte: quella dell’Osservatore Romano e quella di Beppe Grillo.

In un lancio di agenzia leggiamo quanto segue:

GOOGLE: OSSERVATORE, SENTENZA VA NELLA GIUSTA DIREZIONE La sentenza di Milano che condanna Google per aver diffuso il video dell’aggressione a un ragazzo down, ‘va nella giusta direzione: servono regole; i motori di ricerca e i provider hanno responsabilita’ penali. Ma il problema e’ quali regole introdurre per bilanciare diritti e doveri, e chi debba stabilirle e farle rispettare’. Lo scrive l’Osservatore Romano, per il quale ‘forse e’ il momento di aprire una discussione globale e di creare nuovi strumenti, come un Internet Bill of Rights’ . (la Repubblica, 26 febbraio 2010)

Cosi si esprime invece Beppe Grillo nel suo blog:

“Un bambino autistico viene seviziato nel 2006 in un istituto tecnico di Torino da alcuni compagni, il resto della classe non interviene e osserva con indifferenza come se fosse un fatto abituale. Il pestaggio viene filmato e messo su YouTube. E’ visto 5.500 volte e poi rimosso in seguito a una segnalazione. YouTube è di proprietà di Google a cui viene imputata la violazione della privacy. Tre dirigenti di Google sono stati condannati a sei mesi dal tribunale di Milano per non aver impedito la pubblicazione del video. La condanna è avvenuta nonostante fosse stata ritirata la querela dai legali del ragazzo. Le considerazioni: Internet consente la pubblicazione di contenuti su diverse piattaforme. YouTube è una di queste, come Vimeo, Facebook, Flickr e molte altre. La responsabilità del contenuto è di chi pubblica, non del gestore della piattaforma. Se OGNI contenuto dovesse essere controllato dal punto di vista legale prima di essere messo on line, Internet dovrebbe chiudere i battenti. Se viene scritto su un muro un insulto diffamatorio, non si può condannare il proprietario dello stabile per averlo permesso o non averlo cancellato immediatamente. Se si usa il telefono per diffondere notizie che dovrebbero essere protette dalla privacy non si denuncia la compagnia telefonica. Senza il video il bambino sarebbe ancora vittima dei suoi seviziatori, lo scandalo è scoppiato solo grazie alla visibilità data da YouTube. I colpevoli sono nell’ordine: gli insegnanti e il preside che non hanno vigilato, i compagni che lo picchiavano abitualmente, i compagni che assistevano senza muovere un dito, coloro che sapevano e non hanno sporto denuncia. YouTube ha reso pubblico un reato. Qualcuno è stato punito per quel reato? Si è punito chi ha rivelato uno spaccato delle scuole italiane e del bullismo da quattro soldi con genitori assenti o complici del comportamento dei loro figli. I dirigenti di Google non solo sono innocenti, ma dovrebbero ricevere una medaglia. La sentenza è un monito: i disabili nelle scuole italiane si possono pestare, ma in incognito. E’, come chiunque può capire, un problema di privacy. http://www.beppegrillo.it/ R.

Chi ha espresso gli argomenti piu’ convincenti?

Annunci
  1. Questa notizia secondo me non sta acquistando il giusto risalto che merita: stiamo perdendo il diritto all’informazione e la libertà del web lentamente, ma inesorabilmente. E non stiamo facendo nulla di concreto, perché troppo impegnati a cambiare il nostro status su facebook…

  2. Naturalmente sono d’ accordo con Beppe Grillo, e sono anche d’ accordo con Emanuele al quale faccio la domanda: che cosa possiamo FARE, di concreto, per recuperare il diritto all’ informazione e alla libertà del web (e non solo)?

    • Galliani
    • 27 febbraio 2010

    Trovo singolare l’ordine dei colpevoli del sig. Grillo.
    I compagni che lo picchiavano sono al terzo posto.
    Saluti
    C. Galliani

  3. Tra i due, direi certamente Grillo… 🙂

  4. D’accordo anche con Galliani. Nella lista dei colpevoli i compagni che picchiano il ragazzo disabile vanno certamente al primo posto. Al secondo quelli che vedono ma non intervengono o non denunciano. Al terzo gli insegnanti e i genitori che non vigilano adeguatamente o non educano. La piattaforma (Google, Youtube) non la vedo colpevole, se non nel caso non rimuova il video dietro richiesta esplicita degli interessati e non avverta l’autorita’ giudiziaria.

    • Paolo
    • 19 maggio 2010

    Internet non può essere il far west che in questo momento è.. Il video invece di essere messo su Youtube doveva essere inviato alle autorità competenti ed essere legato ad una denuncia con conseguente sentenza. Invece è stato spettacolarizzato, clikkato ed usato per produrre INTRETTENIMENTO così come fanno il resto dei media che però a differenza del Tubo prima di mandare in onda devono pensarci due volte. Troppo comodo dare uno spazio che tutto il mondo vede, far sì che questo spazio crei intrattenimento e generi moltissimi soldi e lavorare assiduamente perchè questo accada : e poi fingere di non essere responsabili di quello che accade in quello spazio. Ma stiamo scherzando??! La libertà secondo voi è navigare in una RETE?? Sottolineerei la parola RETE che non mi pare richiami libertà ammesso che la si voglia vedere solamente dal lato condivisione e non dal lato monitorizzazione e controllo… sveglia ..

  1. 7 novembre 2014
    Trackback from : adult sexmilfe

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...