Recensione di Apocalyptic AI: Visioni del paradiso nella Robotica, l’ Intelligenza Artificiale e la Realtà Virtuale

Questa recensione è basata sulla mia recensione in inglese, con alcune nuove considerazioni.

Oxford University Press – Apocalyptic AI: Visions of Heaven in Robotics, Artificial Intelligence, and Virtual Reality, by Robert M. Geraci – Buy on Amazon.

Dal website dell’ editore: “Descrizione: L’ Apocalisse AI [mi sembra che in Italiano suoni meglio così], la speranza che un giorno potremo trasferire [upload] le nostre menti nelle macchine o nel cyberspazio e vivere per sempre, è un’ idea sorprendentemente diffusa la cui influenza si estende dalla visione del mondo degli appassionati di videogiochi al pensiero filosofico e ai finanziamenti pubblici alla ricerca. In Apocalyptic AI, Robert Geraci offre il primo saggio serio dedicato a questa “cyber-teologia” e ai suoi promotori.”

Quello che Geraci chiama “Apocalisse AI” è la sensibilità transumanista radicale tipica degli scritti di Minsky, Kurzweil e, specialmente, Moravec. È simile, da molti punti di vista, al transumanismo aggressivo, rivoluzionario e politicamente scorretto degli esordi, discusso sulla mailing list dell’ Extropy Institute negli anni 90, me se ne distingue per un’ interpretazione “religiosa” del transumanismo alla quale molti transumanisti della prima ora, affezionati alla loro immagine ultra-razionalista, si opporranno violentemente. Geraci pensa però che l’ apparente separazione tra il pensiero scientifico e il pensiero religioso sia, in realtà, illusoria, e che al contrario l’ evoluzione del pensiero scientifico sia stata fortemente condizionata dalle religioni – sulle quali il pensiero scientifico sta ora cominciando a esercitare una controinfluenza (feedback) della quale l’ Apocalisse AI costituisce un importante esempio.

Immortalità, mind uploading, intelligenze artificiale di livello umano o superiore, la possibilità di trasferire la propria personalità in universi virtuali generati sinteticamente, la possibilità che la nostra realtà sia una simulazione generata in un livello di realtà superiore – temi cari ai transumanisti, affrontati da un punto di vista quasi-religioso. Alcuni lettori odieranno questo libro, ma è impossibile non trovarlo estremamente interessante.

L’ idea, espressa con grande forza da William Sims Bainbridge, che la nostra specie abbia bisogno di una religione “forte” ed esplicitamente transumanista in questa fase della sua storia, e la possibilità che la nascente religione dell’ Apocalisse AI costituisca la risposta dell’ immaginario collettivo a tale bisogno sotterraneo, sono esposte con grande chiarezza. Secondo Geraci, la religione dell’  Apocalisse AI è già presente, in modo a volte nascosto ma con una potente e crescente influenza, in molti settori della società, ma la comunità transumanista è stata fra le prime a farla propria in modo chiaro ed esplicito. Natutalmente molti transumanisti non saranno d’ accordo sulla caratterizzazione del transumanismo come religione, che è forse esageratamente accentuata. Mi sembra però chiaro che il transumanismo può essere interpretato come una religione simila a quella descritta da Geraci e che, forse, una tale interpretazione potrebbe permettere alle nostre idee di raggiungere le masse.

L’ autore, sociologo, antropologo e docente di Storia delle Religioni, scrive dal punto di vista di un osservatore distaccato e imparziale: è un antropologo che osserva la nascita di una nuova tendenza religiosa. Non nasconde, però, il proprio interesse e a volte la propria simpatia verso le idee che studia. Dal 2007 al 2009, Robert è stato un ospite frequente agli eventi transumanisti che abbiamo organizzato in Second Life, ha partecipato all’ incontro su Transumanismo e Religione (2007) e alla Conferenza sulle Religioni del Futuro e il Futuro delle Religioni (2008), è stato testimone della nascita dell’ Ordine degli Ingegneri Cosmici, e ha partecipato a molte discussioni con esponenti transumanisti, con alcuni dei quali è entrato in rapporti di stima, e amicizia. Un osservatore distaccato e imparziale, si, ma immerso nel fenomeno sociologico e culturale che studia e verso il quale, forse, comincia a provare una certa simpatia. Io gli sono grato per aver dedicato molto spazio alla discussione delle mie idee, che ha interpretato in modo fondamentalmente corretto.

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