Seminario online sulla Singularity University

David Orban, Chairman di Humanity+ e Advisor della Singularity University, ha presentato e discusso la Singularity University in Teleplace nel quadro del ciclo di seminari online teleXLR8, organizzato da Giulio PriscoIl video completo della presentazione e la sessione di domande e risposte è disponibile online.

Dal sito SU4I, dedicato all’ informazione in Italiano sulla Singularity University: La Singularity University (SU) è probabilmente il più evoluto progetto educativo-imprenditoriale oggi attivo al mondo, con sede al centro di ricerca NASA Ames, in Silicon Valley. Il suo scopo è di trovare, selezionare, chiamare a raccolta, educare e ispirare dei ‘Dream Team’ di leader dedicati a comprendere e applicare tecnologie e conoscenze in crescita esponenziale, al fine di contribuire ad affrontare le grandi sfide dell’umanità.

Con il forte sostegno di leader nel mondo accademico, del business e governativo, SU intende stimolare un pensiero pionieristico, innovazione e soluzioni dirompenti, che possano migliorare la condizione umana senza causare effetti collaterali. SU ha sede presso il NASA Ames Research campus, Silicon Valley, California.

Dall’ articolo di Orban “L’Università della Singolarità Tecnologica – Singularity University“:

In collaborazione con NASA, Google e altri partner di altissimo valore, si è costituita la Singularity University, una scuola di preparazione che si propone di assicurare una leadership di pensiero e di azione che sia pronta alle grandi sfide che sono di fronte all’umanità. L’università aprirà le proprie porte nel giugno 2009 sul campus del centro di ricerca Ames della NASA nella Silicon Valley in California, con un programma interdiscipilinare post-laurea di nove settimane, orientato a migliorare l’approfondimento, la collaborazione e l’innovazione in una serie di discipline scientifiche e tecnologiche attentamente selezionate, quelle dove si avverte di più un’accelerazione esponenziale della conoscenza….

Il concetto della Singolarità Tecnologica, delle estreme conseguenze dell’accelerazione del cambiamento tecnologico, sta entrando in modo sempre più diretto nella vita delle persone. Una volta conosciuto da studiosi specialisti delle previsioni sul futuro della società, della tecnologia, oggi viene avvicinato da persone di estrazione molto diversa, e viene interpretato quindi con i metri di giudizio che queste applicano in base alla propria preparazione e alla propria esperienza. La divulgazione, anche di concetti avanzati, è possibile. E quando sono in gioco scelte future di politiche così diverse come la ricerca scientifica, le politiche energetiche, l’allocazione di risorse finanziarie di nazioni intere, ogni elemento in più che possa permettere l’analisi corretta delle tendenze in atto e di quelle future diventa determinante. È in questo il valore fondamentale della Singularity University e la sua sfida di confronto con le tendenze esponenziali del nostro mondo contemporaneo.

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    • mez
    • 14 maggio 2010

    Finalmente sono riuscita a vederlo tutto, Giulio. Ottima l’idea di formare menti interdisciplinari capaci di pensare il futuro in modo esponenziale (o almeno non lineare), e tutto il resto. Ma davvero stridente (e deludente) che quest’idea si concretizzi in un tradizionalissimo campus universitario estivo di realtà1, in cui soggiornare fisicamente per qualche tempo, dopo viaggi intercontinentali — nell’epoca della rete globale, dei mondi virtuali, della realtà2. Con la conseguenza che ad essere ammessi a questi corsi di realtà1 sono piccolissimi numeri, una goccia nell’oceano che potrebbe spalancarsi usando la rete. David Orban insiste sulla solita cosa che sento da sempre, che nulla può sostituire l’esperienza diretta della silicon valley o … i feromoni del prof. Forse, anche se non capisco cosa davvero non possa passare attraverso lezioni online, video didattici, ecc. Ma conta cosa si guadagnerebbe a fronte del poco che si perderebbe.
    Tutto questo mi ricorda troppo l’aura benjaminiana, cioè la nostalgia per quella cosa che l’opera d’arte perde nell’epoca della riproducibilità tecnologica. Sappiamo com’è andata 🙂
    Ciao

  1. Nella Silicon Valley si continua a respirare una certa area di invincibilità, invulnerabilità, onnipotenza e possibilità infinite che online non si respira (e purtroppo da noi ancora meno). Inoltre, una simile concentrazione di esperti, aziende high tech e venture capital non esiste altrove. Per questo, sembra anche a me che la Silicon Valley continui ad essere la sede ideale per la Singularity University, e che il formato presenziale abbia i suoi vantaggi.

    Detto questo, sono convinto che un ambiente online fortemente immersivo e interattivo come quello usato per questo seminario permetterebbe di offrire, se non tutti, almeno una gran parte dei contenuti del programma della Singularity University in un formato e-learning. Questo sarebbe molto interessante per coloro che non hanno la possibilità di spostarsi in California per due mesi.

      • transumanisti
      • 14 maggio 2010

      La concentrazione di esperti, aziende high tech, ecc.ecc. forse non può essere portata (o non vale la pena portarla) in un altro ambiente di realtà1, ma può essere portata online.
      mez

  2. Hey, Mez!

    Hai ascoltato, ma forse con meno attenzione di quanto ti sembri. 🙂

    Parlo spesso della Singularity University e ormai riesco a categorizzare facilmente le domande che si ripetono. Queste tendono a soffermarsi sul costo del corso, su quanto siano elitari gli approcci, poco democratici, chiedono che cosa davvero i partecipanti traqgano dalla frequenza, ecc.

    Sai, voglio essere, contro la mia natura, relativamente diplomatico, quindi raramente insisto a mettere in evidenza le contraddizioni di queste osservazioni. Mi adeguo a descrivere, ad analizzare e illustrare i vantaggi. Mentre basterebbe dire: “Ma sei davvero sicuro che i 1800 candidati per gli 80 posti di quest’anno siano tutti o stupidi o abbagliati e abbindolati da una realtà che non esiste?”

    Nello stesso tempo ti sono sfuggiti, oppure hai trovato poco rilevanti alcuni particolare che io, al contrario, trovo fondamentali e di una importanza dirompente. Tutti i video della Singularity University sono pubblicati con licenza Creative Commons Attribution.
    http://singularityu.org/copyright-notice/

    Una conseguenza immediata di questa decision che ho portato in SU è la disponibilità sulla stessa piattaforma utilizzata da TED dei video per la sottotitolazione e la traduzione nelle varie lingue!
    http://dotsub.com/view/search/?q=singularity%20university&order=dateCreated

    Quindi sono d’accordo con te: chiunque può partecipare ad SU, seguire le lezioni online, costruire una comunità come SU4I, offrirsi di contribuire alla discussione.

    Come sempre, la differenza sta nel semplicemente volerlo fare.

      • transumanisti
      • 14 maggio 2010

      Hai categorizzato, ma forse con meno attenzione di quento ti sembri. 🙂
      Non ne faccio una questione di costo di iscrizione o di criteri di selezione (per curriculum, attitudini, ecc. – immagino convieni che espandere il numero dei partecipanti sarebbe desiderabile), ma di realtà1 e realtà2. Sono i vantaggi della presenza fisica alle lezioni così decisivi rispetto ai vantaggi della distribuzione in rete worldwide? Perchè?

      > raramente insisto a mettere in evidenza le contraddizioni di queste osservazioni

      Mi farebbe piacere che le mettessi in evidenza: che contraddizione c’è in quel che ho scritto?
      Ma se la risposta è che siamo solo all’inizio di una curva esponenziale, allora ok.
      In ogni caso: auguri, perchè l’iniziativa è ottima!
      Ciao, mez

  3. Sono d’ accordo com mez su realtà1 e realtà2.

    Come ho detto prima, non si può negare che la presenza fisica abbia (ancora) dei vantaggi rispetto alla telepresenza. Ma la tecnologia permette già una telepresenza sufficientemente immersiva e interattiva da avvicinarsi molto alla presenza fisica, e mi sembra che i vantaggi della telepresenza superino già gli svantaggi.

    I sistemi odierni di telepresenza come Teleplace versione 2010 sarebbero sembrati fantascienza nel 1990, ma sembreranno estremamente primitivi nel 2030. Probabilmente nel 2030 avremo sistemi di telepresenza _completamente_ immersivi e interattivi, basati su interfacce neurali dirette, con una varietà di stimoli sensoriali di vario tipo che renderanno la telepresenza indistinguibile dalla presenza fisica.

    Do per scontato che le cose si stanno muovendo in questa direzione, e che in una ventina d’ anni la formazione (universitaria, professionale e lifelong) si farà principalmente in telepresenza. Si può discutere se questo sia il momento giusto per cominciare la transizione, o se non sarebbe meglio aspettare qualche anno e la prossima generazione tecnologica. Ma penso che organizzazioni futuriste come la Singularity University dovrebbero cominciare a dare l’ esempio.

  4. transumanisti :

    La concentrazione di esperti, aziende high tech, ecc.ecc. forse non può essere portata (o non vale la pena portarla) in un altro ambiente di realtà1, ma può essere portata online.
    mez

    @mez: questo è esattamente quello che stiamo cercando di fare con il progetto teleXLR8! http://telexlr8.wordpress.com/

  5. Finalmente sono riuscita a vederlo tutto, Giulio. Ottima l’idea di formare menti interdisciplinari capaci di pensare il futuro in modo esponenziale (o almeno non lineare), e tutto il resto. Ma davvero stridente (e deludente) che quest’idea si concretizzi in un tradizionalissimo campus universitario estivo di realtà1, in cui soggiornare fisicamente per qualche tempo, dopo viaggi intercontinentali — nell’epoca della rete globale, dei mondi virtuali, della realtà2. Con la conseguenza che ad essere ammessi a questi corsi di realtà1 sono piccolissimi numeri, una goccia nell’oceano che potrebbe spalancarsi usando la rete. David Orban insiste sulla solita cosa che sento da sempre, che nulla può sostituire l’esperienza diretta della silicon valley o … i feromoni del prof. Forse, anche se non capisco cosa davvero non possa passare attraverso lezioni online, video didattici, ecc. Ma conta cosa si guadagnerebbe a fronte del poco che si perderebbe.Tutto questo mi ricorda troppo l’aura benjaminiana, cioè la nostalgia per quella cosa che l’opera d’arte perde nell’epoca della riproducibilità tecnologica. Sappiamo com’è andata Ciao
    +1

  1. 13 maggio 2010

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