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Super Homo Sapiens

Due noti genetisti, padre e figlio, prendono le difese di scienza e tecnica di fronte ai sempre piu’ frequenti attacchi dei bioluddisti. La scienza va difesa come forma di conoscenza, ma anche per le sue applicazioni tecniche rivoluzionarie. Non deve spaventarci neppure la probabile futura comparsa di un “Super Homo Sapiens“. Luca e Francesco Cavalli-Sforza, su La Repubblica sostengono coraggiosamente quella che e’ anche la visione dei transumanisti: “In qualche ambiente extrascientifico, “tecnoscienza” è un termine spregiativo, indica un’ attività pericolosa. I n Italia, questo atteggiamento è forse eredità di Benedetto Croce, che aveva relegatoi concetti scientifici al rango di “pseudoconcetti” ed ebbe grandissima influenza sugli intellettuali. Non vi è dubbio che scienza e tecnologia siano sempre più intimamente interfacciate. Nessuna tecnologia avanzata può oggi fare a meno della scienza, né le scienze della tecnologia. Il contenuto delle due attivitàè molto simile ma sarebbe un errore ignorare la sottile e precisa linea di demarcazione che le distingue. La tecnologia sviluppa strumenti nuovi sulla base di nuove conoscenze scientifiche e migliora quelli di cui la scienza già si serve. Si tratta di scienza applicata: nuovi strumenti nascono con l’ obiettivo di rispondere a esigenze pratiche, per risolvere problemi determinati. La scienza invece cerca conoscenze nuove, indipendentemente dalle possibili applicazioni, a volte anzi ignorandole: la vera motivazione è la curiosità, il desiderio di capire come funziona il mondo. La tecnologia può arricchire l’ inventore, la scienza pressoché mai. La dimostrazione più evidente di questa differenza è che, di fatto, o si fa della tecnologia o si fa della scienza: è raro che una sola persona si dedichi ad entrambe. Vi sono limiti alla conoscenza? A chi scrive pare che l’ aumento di conoscenze prodotto dalla scienza sia sempre un bene, ma non tutti sono d’ accordo. Un’ importante eccezione è nella Bibbia: Adamo ed Eva sono cacciati dall’ Eden come punizione per avere assaggiato la conoscenza del benee del male.” Certamente con la tecnologia qualche cautela maggiore e’ necessaria (chi starebbe tranquillo sapendo che il vicino di casa ha una centrale nucleare in cantina? Ma i due autori si spingono a dire che sono pronti a potenziare il loro stesso corpo quando cio’ sara’ possibile e sicuro: “Se in un domani un chip impiantato nel cervello darà alla memoria di un individuo la potenza di un’ enorme biblioteca, saranno in molti (e noi con loro) a mettersi in fila per riceverlo. Detta oggi, l’ idea parrà avveniristica, ma fra cento o duecento anni potrà sembrare tanto normale quanto ai giorni nostri l’ impianto di un pacemaker per sostenere il battito del cuore. La fantascienza, precorrendo i tempi e spingendo lo sguardo nel futuro della ricerca, parla da decenni di cyborg, individui provvisti di protesi elettroniche o di organi sintetici. Sono spesso personaggi inquietanti, in cui le capacità dell’ individuo risultano incrementate a un punto tale che non vi riconosciamo più quelle caratteristiche di “umanità” che, per quanto largamente imprecisate, connotano la nostra identità di specie.” Si tratta di un articolo importante, perche’ rivela che si allarga la schiera degli scienziati naturali interessati e aperti a queste tematiche, anche in Italia.

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