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Transumanesimo in pratica: intervista a Carlo De Donno

Riportiamo qui l’intervista di Carlo De Donno per il quotidiano on line Eccolanotiziaquotidiana.it. (link)

D- Il transumanesimo: La nuova futurologia scientifica

R – Non so se “futurologia” sia il termine più indicato a descrivere il transumanesimo. Con futurologia si intende un tentativo di prevedere il futuro dell’umanità, spesso usando approcci scientifici. Il transumanesimo, almeno per come la vedo io, non si ferma a fare previsioni, ma pone (o dovrebbe porre) il suo maggiore impegno nel dar forma al futuro dell’umanità. Ecco, noi abbiamo una parte attiva in questo processo, mentre i futurologi puri una parte passiva, da osservatori. Credo anche che le previsioni dei futurologi possano essere, in qualche modo, deleterie: per la persona comune il futuro è qualcosa che avverrà a prescindere dal ruolo che egli ricopre nella società. “Posso continuare a fumare, tanto tra qualche decennio si troverà la cura per il cancro”, oppure, “non c’è bisogno che mi impegni a studiare, ci sarà qualcun altro a creare tecnologie al posto mio”: temo che sia questo ciò che molti pensano dopo aver letto le previsioni dei futurologi. Non condanno il lavoro di queste persone, anzi, mostrare come può essere affascinante e sorprendente il futuro dell’umanità è necessario perché le coscienze si sveglino, ma credo che bisognerebbe fare più attenzione ai processi che ai risultati.

 D- Umanesimo, postumanesimo o addirittura un antiumanesimo? 

R – Io vedrò sempre il transumanesimo come un umanesimo perché pone l’umanità al centro della propria ricerca filosofica e scientifica. Vado oltre alle definizioni scolastiche delle varie correnti di pensiero elencate nella domanda. Forse il transumanesimo è la branca più concreta dell’umanesimo, volta al futuro e al presente, più che al passato. Dacché, non posso neanche rifiutare la definizione di “postumanesimo”: la natura dell’uomo sta cambiando e continuerà a mutare sempre più velocemente, è necessario rivedere il concetto stesso di “natura umana”, in modo che il futuro non ci travolga. Infine, non accetto che si definisca il transumanesimo come antiumanismo, perché sarei in contraddizione con quanto affermato precedentemente. 

 D- E l’anima, un residuo dell’evoluzione? 

R – Per ora non abbiamo risposta. Non posso dire che l’anima esiste come non posso dire che essa non esiste. Trovo gli ateisti che cercano in ogni modo di convincere il prossimo sulla non esistenza dell’anima stucchevoli quanto i “pescatori di uomini” cristiani. Dovremmo iniziare a capire che ognuno può pensarla come vuole, sin quando non danneggia gli altri. Da un punto di vista più tecnico, molti sperano che, dopo un esito positivo di BRAIN (Brain Research Through Advancing Innovative Neurotechnologies) e Human Brain Project, i due progetti internazionali che puntano a ricostruire una precisa simulazione del cervello umano su di un supporto digitale, si possano scoprire i principi della coscienza. Ma nulla è detto.

D- Arte transumanista anche?

R – Credo che sia fondamentale e che ci sia molta arte transumanista che non viene definita come tale. A parte i lavori di persone come Natasha Vita-More che dedicano la propria vita e la propria arte interamente al movimento, penso che molti altri artisti abbiamo raggiunto esiti “transumanisti”, forse inconsapevolmente. Prendiamo in considerazione l’ambito letterario: il cyberpunk. Chi è a conoscenza del genere può capirmi subito, l’immaginario cyberpunk è molto influenzato dalle idee transumaniste. Prendendo in considerazione un esempio non strettamente letterario: Deus Ex, il videogame, è forse il documento riguardante il transumanesimo più popolare al mondo. Io stesso mi avvicinai alle idee transumaniste, quando all’età di 11 anni giocai a Deus Ex. E’ una di quelle esperienze che segnano la vita. Si può parlare anche di musica transumanista: prendiamo in esempio la musica dei Boards of Canada, o i Radiohead di Kid A (giusto per citarne due), questa è la musica dell’uomo volto al futuro. Questo concetto, tuttavia, potrebbe essere allargato a tutta quella musica elettronica non soggetta alla banalità imperante del nostro tempo.

 D- Transumanesimo e politica? e.

R – Dipende da cosa s’intende per politica. Sono convinto che una presenza di transumanisti capaci nel Parlamento potrebbe dimostrarsi decisiva. In una situazione politica vergognosa come quella italiana, in cui non ci si mette d’accordo sulla legge elettorale, vedo improbabile, se non impossibile, che temi di stampo transumanista possano essere introdotti, se non da esponenti del movimento. Google guadagna sempre più potere sul web e la nostra privacy viene spesso intaccata, e siamo solo nel 2013. Di questo passo, il rischio più grosso che si corre è quello di essere impreparati. Spesso i transumanisti vengono accusati di essere dei folli “tecnofanatici”, quando poi siamo gli unici che esaminano a fondo le questioni etiche e sociali che emergono con l’avvento delle nuove tecnologie. Ancora una volta giochiamo un ruolo attivo, mentre la maggior parte dei critici non fa altro che lamentarsi, senza proporre nulla di costruttivo.

 D- E l’inquietante Singolarità … l’Intelligenza Artificiale senziente (dotata di Coscienza…) cosiddetta prevista da Kurzweil e altri?

R – Singolarità è molto più di questo, è forse qualcosa che l’umanità non potrebbe neanche concepire. Il dibattito sulla creazione di IA senzienti e più intelligenti dell’uomo è infuocato. La fantascienza ci ha mostrato quali possono essere i rischi di IA che si ribellano all’uomo. A mio avviso occorre concentrarsi di più sugli esseri umani, evitando di addentrarci in rischi enormi. Tuttavia, non mi sento avverso alla Singolarità, ma credo che debbano essere valutati i rischi che essa comporterebbe. Come non mi stancherò mai di ripetere, occorre essere pronti, e io di gente pronta ne vedo poca.

 a c. di RobyGuerra rubrica Transumanesimo

Carlo De Donno, studente di ingegneria biomedica al Politecnico di Milano, ha scritto articoli per il blog dell’Associazione Transumanisti Italiani e per ImmortalLife.

 

INFO:

www.transumanisti.wordpress.com

facebook.com/carlo.dedonno

Twitter: @carlodedonno 

DARPA e Boston Dynamics svelano ATLAS: il più avanzato robot umanoide mai realizzato

C’era un tempo in cui Terminator poteva essere definito un film di fantascienza. Quel tempo è definitivamente finito. DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) e Boston Dynamics dopo anni di lavoro presentato finalmente ATLAS, il quale, preceduto da BigDog e Petman, è oggi il robot umanoide più avanzato mai messo a punto.

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ATLAS è alto 188 cm e pesa 150 kg; dotato di 28 giunture idrauliche è capace di compiere la maggior parte dei movimenti di un essere umano. La sua testa è munita di LIDAR, che, grazie ad un laser, permette di misurare le distanze (lo stesso principio adottato per la Google Car), e di visione stereo. Un computer di bordo permette di controllarlo remotamente.

 

I movimenti di ATLAS sono incredibilmente simili a quelli di un essere umano: è dotato di un equilibro impressionante per un robot di tali dimensioni, ed è, inoltre, capace di superare ostacoli, salire per delle scale, ecc. 

Ad ATLAS manca però un cervello. La DARPA ha lanciato un concorso cui stanno partecipando già almeno una dozzina di team, in modo da vedere chi riesce a creare la miglior IA per il robot. I vincitori saranno ricompensati dalla DARPA con l’ingente somma di 2 milioni di dollari.

Per il momento non si pensa di dotare ATLAS di una intelligenza autonoma, infatti, il suo compito principale sarà quello di supportare i militari nelle operazioni di soccorso, evitando così di esporre degli uomini a seri rischi. Tuttavia, è difficile escludere che in futuro robot come ATLAS non vengano impiegati in operazioni belliche, i fondi più sostanziosi per la ricerca nel campo della robotica vengono appunto dalla Difesa o da agenzie militari.

Vedere una montagna di ferro come ATLAS correre difficilmente lascia indifferenti. Gli avanzamenti della robotica sono l’ennesima prova che siamo al varco di un’era ancor più radicalmente influenzata dalle macchine e dalla tecnologia.