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Oltre l’Olocene: l’Antropocene

Forse non abbiamo ancora un ruolo centrale nell’universo, siamo ancora punti infinitesimali che si sforzano per raggiungere l’infinito. Ma la Terra è stata e continua ad essere drasticamente influenzata dalle attività umane, l’uomo ha dettato la nascita di una nuova era geologica.

Antropocene è infatti il nome proposto per un nuovo periodo geologico (probabilmente un’epoca) che presto potrebbe essere accettato ufficialmente nella Scala dei Tempi Geologici. La linea di confine tra Antropocene e Olocene (l’epoca geologica, per ora, più recente) dovrebbe essere fissata tra la fine del Settecento e gli anni 50 del Novecento. Nonostante questo intervallo ampio più di un secolo, la frontiera tra le due epoche sarebbe la meglio definita e fissata nella Scala dei Tempi Geologici, quelle tra le precedenti epoche o ere, infatti, cadono in intervalli molto più ampi.

Il termine Antropocene è stato coniato dal chimico olandese Paul Crutzen, cito qui un particolare aneddoto da National Geographic:

Un giorno lo scienziato, vincitore di un premio Nobel grazie alle scoperte sulla decomposizione dello strato dell’ozono, partecipava a un convegno scientifico. Il relatore continuava a riferirsi all’Olocene, l’epoca iniziata alla fine dell’ultima glaciazione, 11.500 anni fa, e ancora in corso, almeno ufficialmente. Crutzen ricorda di non essere riuscito a trattenersi: «Basta, dissi, non siamo più nell’Olocene, siamo entrati nell’Antropocene. In sala calò il silenzio». Nella successiva pausa caffè, i congressisti non parlavano d’altro. Ci fu chi suggerì a Crutzen di brevettare il suo neologismo. 

Non dobbiamo aspettarci certo che questo mera modifica nel sistema della nomenclatura geologica apporti qualche cambiamento nelle nostre vite; però ci aiuta a capire come il nostro impatto sul pianeta che ci ospita sia diventato così radicale da aver spinto gli studiosi a proporre un’epoca dell’uomo.

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L’Antropocene si distingue dall’epoca precedente per l’aumento dei tassi di diossido di carbonio e altri gas serra nell’atmosfera, provocato dallo sfruttamento di combustibili fossili per ottenere energia utile a mettere in moto le nostre industrie. Una data che si potrebbe proporre è quella del 1784, l’anno in cui James Watt inventò la macchina a vapore, perno della prima rivoluzione industriale. Dai tassi in aumento di queste sostanze viene poi il, probabile, riscaldamento globale. Inoltre, l’Antropocene sarebbe caratterizzato anche dalla crescita di radiazioni causate dai test nucleari di USA e URSS negli anni della Guerra Fredda. 

Tuttavia, l’impatto della specie umana non si ferma qui: occupiamo terre modificandole per adattarle meglio a noi, deviamo i corsi d’acqua e creiamo bacini artificiali, abbiamo sintetizzato prodotti chimici non esistenti in natura (vedi: plastica), abbiamo arricchito la tavola periodica degli elementi, ma anche causato estinzioni di massa.

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(Città del Messico, Fotografia di Pablo López Luz)

 

La geologia ci fa capire qualcosa: siamo importanti, forti, determinanti. Molto spesso religioni, filosofi, studiosi cercano di ridurre l’umanità ad un granello di sabbia, ma sarebbe ora che il genere umano prendesse coscienza di ciò che è capace e di ciò cui può ambire; e vedere ciò che abbiamo costruito, modificato, anche distrutto fino ad ora può essere di grande aiuto.

 

Carlo De Donno