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Appello a favore degli OGM

Stavolta segnaliamo (finalmente!) un articolo a favore del progresso tecnologico apparso su Il Giornale. L’articolo parla della battaglia di Silvano Dalla Libera per utilizzare anche in Italia gli OGM, in passato osteggiati sia dalla sinistra (ministro Pecoraro Scanio) sia dalla destra (ministro Alemanno). E’ tutt’ora in atto un braccio di ferro, tra ricorsi alla magistratura e interventi del governo. Questo l’incipit dell’articolo:

“Un campo di battaglia. Silvano Dalla Libera, agricoltore di Vivaro (Pordenone), dopo tre anni di cause giudiziarie ha vinto al Consiglio di Stato e attende che entro 90 giorni il ministro delle Politiche agricole lo autorizzi a seminare mais geneticamente modificato. Luca Zaia, nemico giurato degli Ogm, ha annunciato che ricorrerà in tutte le sedi contro la sentenza. La Confagricoltura plaude alla decisione del Consiglio di Stato. La Coldiretti minaccia la raccolta di firme per un referendum qualora gli Ogm venissero ammessi. Cinquecento agricoltori abbandonano per protesta la confederazione fondata da Paolo Bonomi e s’iscrivono alla Futuragra di Dalla Libera. L’Espresso strepita in copertina: «Gli Ogm nascosti», e denuncia: «Consumatori senza difese». L’opinione pubblica continua a non capirci nulla. In questo bailamme, scende in campo l’unico che di campi se ne intende davvero, il professor Francesco Sala, biotecnologo vegetale. Con un giudizio più inappellabile di quello pronunciato dal Consiglio di Stato: «I prodotti tipici non sono mai stati tipici e il cibo naturale non è per nulla naturale. Fermare gli Ogm significa cancellare il made in Italy. È come se si costringesse la Fiat a costruire auto prive di tutto ciò che è stato inventato negli ultimi 30 anni, dall’Abs al navigatore satellitare. Gli anti Ogm questo stanno facendo: uccidono l’agricoltura italiana, che o sarà geneticamente modificata o non sarà. Lavorano – senza saperlo, mi auguro – proprio per le multinazionali che affermano di combattere, come la Monsanto, e anche per la lobby chimica che impesta l’ambiente di insetticidi, fungicidi, diserbanti, fertilizzanti. Stanno ripetendo l’errore compiuto nel 1948, quando gli avversari dell’innovazione andavano nel Bresciano a bruciare le coltivazioni dei loro colleghi che avevano messo a dimora il mais ibrido F1, lo stesso con cui oggi si prepara l’ottima polenta che piace tanto al ministro Zaia».”

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